C'è qualcosa di sconclusionato in tutto, anche nel respirare. Ho provato a smettere, ma alveoli, bronchi e bronchettini hanno gridato sfiduciati e non ho saputo resistergli. Gira e rigira le chiacchiere e le idee son sempre quelle. Certo, idea è una parola grossa, così tanto da chiamare in causa il buon vecchio Isaac e una certa forza di gravità che la dice lunga sullo stato delle cose. Lui con il suo determinismo sfrontato e il suo piglio così poco filantropico. Ma Newton sarebbe fiero di me, almeno di qualche piccola parte. Le stesse parti che ho scelto di staccare con un uncino arrugginito, solo per scoprire l'effetto del sangue sulla ruggine abbarbicata tra incrostazioni diligenti.
Dovrei affidarmi a un minimo bilancio della mia vita. Mi frega la Partita Doppia Esistenziale: due colonne, una soltanto zeppa di ricami, grafismi e incidenti di varia natura. Il resto è materiale da discarica abusiva.
Dai, proviamo a smettere di respirare, che sarà mai? Ho così poco di tutto che fatico a cercarlo. Ho cercato di smettere di cercare, ma son riuscito solo a cercare di capire cosa avrei dovuto cercare e tutto questo si è sublimato in una disperata voglia di scopare, che è un po' l'unica certezza a fior di pelle. Il resto è storia d'altri tempi, calzini puzzolenti e fogli di scarto imbrattati di mille colori.
Alla fine ho capito: smettere di respirare è un po' come smettere di fumare, ma senza dita ingiallite e con meno camicie puzzolenti in armadio. Il vero guaio è che ho già smesso da tempo di fumare il che complica i sincronismi. Si capisce, la tempistica non è il mio forte.
Non mi resta che una citazione al volo, scrivere Ultimo Giorno di Respiro sul calendario e affidarmi al Fato chiudendo i quaderni di bilancio.
Per un pugno di pudore, più che altro.

