Onde
C'è un tizio, uno qualunque. Non ha importanza chi sia o cosa stia facendo, o, peggio, cosa abbia fatto. È un tizio del tutto anonimo. Con qualche cosa in più, qualche altra in meno. Uno di quei tipi che si perde facilmente tra la gente, senza particolari che lo lascino ricordare.
È un tizio che galleggia. Il Tempo lo trascina come un'onda. Lo trascina e lo scalfisce. Lo muove e lo ghermisce. Ha un sacco di segni e cicatrici e ferite. Non se ne cura, d'altronde, come potrebbe? Respira, questo è certo. Altri segni di vita non se ne vedono. Aspetta il tempo quando il tempo ha tutta la pazienza del mondo.
Ecco, questo tizio sbatte anche gli occhi ogni tanto. Non per osservare qualcosa, lo fa così, per inerzia, per uno stupido filo di continuità col passato. Lo ha sempre fatto e continuerà a farlo, senza chiedersi il perché.
Il tizio apre la bocca. Muove le labbra come per dire qualcosa. Forse vorrebbe gridare aiuto, forse un nome, forse parole senza senso. Chissà.
Ma questo tizio continua a galleggiare. Nessuno lo può raggiungere, neanche il braccio più lungo o la mano più attraente. Il tempo lo avvinghia travestito da abbraccio.
Mi chiamano. Mi distraggo cercando chi ha gridato il mio nome. Quando torno a guardare il tizio è scomparso. Nessuna traccia, nessuna voce. Neanche un ricordo. Il tizio non c'è più.
Chissà che fine ha fatto.
C'è un tizio, uno qualunque. Non ha importanza chi sia o cosa stia facendo, o, peggio, cosa abbia fatto. È un tizio del tutto anonimo. Con qualche cosa in più, qualche altra in meno. Uno di quei tipi che si perde facilmente tra la gente, senza particolari che lo lascino ricordare.
È un tizio che galleggia. Il Tempo lo trascina come un'onda. Lo trascina e lo scalfisce. Lo muove e lo ghermisce. Ha un sacco di segni e cicatrici e ferite. Non se ne cura, d'altronde, come potrebbe? Respira, questo è certo. Altri segni di vita non se ne vedono. Aspetta il tempo quando il tempo ha tutta la pazienza del mondo.
Ecco, questo tizio sbatte anche gli occhi ogni tanto. Non per osservare qualcosa, lo fa così, per inerzia, per uno stupido filo di continuità col passato. Lo ha sempre fatto e continuerà a farlo, senza chiedersi il perché.
Il tizio apre la bocca. Muove le labbra come per dire qualcosa. Forse vorrebbe gridare aiuto, forse un nome, forse parole senza senso. Chissà.
Ma questo tizio continua a galleggiare. Nessuno lo può raggiungere, neanche il braccio più lungo o la mano più attraente. Il tempo lo avvinghia travestito da abbraccio.
Mi chiamano. Mi distraggo cercando chi ha gridato il mio nome. Quando torno a guardare il tizio è scomparso. Nessuna traccia, nessuna voce. Neanche un ricordo. Il tizio non c'è più.
Chissà che fine ha fatto.

