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Non c'è un Gran Motivo. Non l'ho mai avuto. Ho provato a cercarlo ovunque, tra i cassetti disordinati e i calzini maleodoranti. Ma sto Gran Motivo è altrove. A farsi un'amante, a bere birra e scoreggiare in faccia alla sfiga.
Tutte Cose Di Cui Non Sono Capace.
A dire il vero Non Sono Capace di un sacco di cose. Non so fischiare. Dico quel fischiare con le due dita in bocca. Quello acuto, che un tempo serviva a far girare le ragazze, o per farsi notare tra i non notabili. E non son capace di non capacitare. La sublimazione dell'incapacità. In quello sono un dio. Azteco, nello specifico, colorato a tinte forti e con un copricapo a impalcatura. Ecco, le impalcature mi riescono benissimo. Ci ficco di tutto, dalle sfighe raccolte, ai singulti ingoiati. Dalle corna imbalsamate a quelle mai digerite.
A volte viene così, tra un pacco di fogli A3 stampati in quadricromia e una tastiera con la A incriccata. Tra un gennaio in sordina e un dicembre da dimenticare. Viene, ma non resta. Non attecchisce, e non è un problema di pollice verde. È l'aria malsana, l'occhio perdente, il ritmo deludente. Dovrei sveltirmi, organizzare una fuga e costruirmi una Vita Alternativa.
Tutte Cose Di Cui Non Sono Capace.
Dovrei farmene una ragione, ma non sono capace manco a quello. Ho guardato in faccia la realtà e non ho retto lo sguardo. Però ho fissato le punte dei piedi. E quelle hanno tremato.
Forse.
Un poco.
L'odore è quello del gioco dell'oca. Si salta e annaspa, si guaisce e bela. Ma non ci si sposta mai davvero. E l'andare è sempre un po' tornare. Con abiti diversi, coi colori alla moda e con versi levigati. Ma lo scenario non cambia mai sul serio. Vorrei inciderlo, sfigurarlo, smembrarlo. Ferirlo dentro e lasciar gorgogliare il sangue. La rabbia ha bisogno di un capro espiatorio e l'alibi è il dolore che vortica senza uscita.
Ma il braccio è disarmato e la mano tremante. Dovrei essere più deciso, più duro, più tosto.
Proprio così: Capace Nelle Cose Di Cui Non Sono Capace.
Non c'è un Gran Motivo. Non l'ho mai avuto. Ho provato a cercarlo ovunque, tra i cassetti disordinati e i calzini maleodoranti. Ma sto Gran Motivo è altrove. A farsi un'amante, a bere birra e scoreggiare in faccia alla sfiga.
Tutte Cose Di Cui Non Sono Capace.
A dire il vero Non Sono Capace di un sacco di cose. Non so fischiare. Dico quel fischiare con le due dita in bocca. Quello acuto, che un tempo serviva a far girare le ragazze, o per farsi notare tra i non notabili. E non son capace di non capacitare. La sublimazione dell'incapacità. In quello sono un dio. Azteco, nello specifico, colorato a tinte forti e con un copricapo a impalcatura. Ecco, le impalcature mi riescono benissimo. Ci ficco di tutto, dalle sfighe raccolte, ai singulti ingoiati. Dalle corna imbalsamate a quelle mai digerite.
A volte viene così, tra un pacco di fogli A3 stampati in quadricromia e una tastiera con la A incriccata. Tra un gennaio in sordina e un dicembre da dimenticare. Viene, ma non resta. Non attecchisce, e non è un problema di pollice verde. È l'aria malsana, l'occhio perdente, il ritmo deludente. Dovrei sveltirmi, organizzare una fuga e costruirmi una Vita Alternativa.
Tutte Cose Di Cui Non Sono Capace.
Dovrei farmene una ragione, ma non sono capace manco a quello. Ho guardato in faccia la realtà e non ho retto lo sguardo. Però ho fissato le punte dei piedi. E quelle hanno tremato.
Forse.
Un poco.
L'odore è quello del gioco dell'oca. Si salta e annaspa, si guaisce e bela. Ma non ci si sposta mai davvero. E l'andare è sempre un po' tornare. Con abiti diversi, coi colori alla moda e con versi levigati. Ma lo scenario non cambia mai sul serio. Vorrei inciderlo, sfigurarlo, smembrarlo. Ferirlo dentro e lasciar gorgogliare il sangue. La rabbia ha bisogno di un capro espiatorio e l'alibi è il dolore che vortica senza uscita.
Ma il braccio è disarmato e la mano tremante. Dovrei essere più deciso, più duro, più tosto.
Proprio così: Capace Nelle Cose Di Cui Non Sono Capace.

