II - Un passato. Mattina
Il tramonto è il volto poetico della fine del giorno e l'ineluttabilità di una perdita in divenire. Gianni è un tavolo in riva al mare e un drink qualsiasi in mano. Ha il mare per orizzonte e guizzi di malinconia attorno. Accetta una discussione con se stesso accentrando lo sguardo e scagliandosi accuse. Ha molti perché da concedersi, come altrettanti uncini che agguantano carne e lacerano prospettive. Sulla pelle un vento che strizza lo sguardo e una moltitudine di sorrisi da bagnante. Lui è un volto che è come una facciata di comodo, un esempio di doppiezza d'animo. Il fuori è un selciato arricciato e pronto a essere calpestato. È l'immagine della disponibilità al sorriso, allo scambio di battute. Il dentro non si sa. La sua autoanalisi accerchia una follia, l'oblio dell'autoconoscenza travalica le sue possibilità. Gianni cerca affetto, forse una chance. Una conoscenza rubata, una donna carpita. Lo cerca con l'ostinazione appiccicata di nastro adesivo sul parabrezza dell'auto, eterno rammento a se stesso, appunto di un dovere da consuetudine sociale. Gianni è la doppiezza di uno spacciatore di parole vergate su una tastiera. Ha una chat come paravento e un'interfaccia di computer come salvezza. Non mostrarsi è la sua felicità, la sua unica chance, la sua forma preferita di condivisione al femminile. Ha deciso da tempo di concedersi l'anonimato per dei tentativi d'approccio digitale. Non ha mai provato a chiedersene il perché: paura, incapacità, insicurezza. Sono figlie del sé, amiche che gridano in un girotondo di aspettative tranciate, una per ogni occasione, che lui ha deciso di giocare e che, sistematicamente, ha perduto nella foga di una consumazione eccitata.
Il ragazzo si avvicina. Ha un grembiule bianco alla vita, l'uniforme ufficiale da barman. Si scambiano sguardi e incrociano indugi. Il ragazzo serpeggia tra i tavoli e controlla bicchieri. Gianni diventa quel ragazzo, si avvolge di aspettative, di successi femminili, di vita consumata, di drink preparati. È un'attesa del fine mese retributivo. I soldi da contare, le discoteche da saltellare. La discoteca è un luogo distante, quasi etereo, che lui fatica a ricordare. Gianni è un pensiero strappato e un conto pagato. Il ragazzo lascia il resto e si allontana. Lui non ricorda l'ultima volta che ha accettato il chiuso di una discoteca, la bolgia di carne saltellante. Il ritmo forsennato dei bassi intestinali.
È una fine giornata come tante. Gianni alza il mento, il cielo ha la ferita di una striscia d'aereo che sfreccia sul mare. È solo un punto nell'azzurro stracciato, una fretta di gruppo rinchiusa in una carlinga d'acciaio. Lui abbraccia i sentimenti dei passeggeri condensandoli in aspettative, ripensamenti, paure. Una linea che traccia l'anima di ognuno di loro. Disegna rette e cerchi e insiemi. Raggruppa emozioni e timori. Gianni è l'immaginazione che corre, l'idea di una stravagante teoria: una parvenza di simulatore di sentimenti, dove riunire le attese, le perplessità e i terrori condensati di ognuno di loro. Si chiede quanti di quei sentimenti strofinati su tessuti vissuti e rivissuti possano essere reali, densi, spessi e definibili come propri. E quanti siano indotti, stimolati, ingannati. È un'idea che si annida, un timore che rotola. Forse lo sono un po' tutti. I loro e i suoi, incanalati e soggiogati. Come il barista. Come il drink. Come il sole che scende piano sull'acqua. Come i bagnanti che attendono quel fuggevole istante di malinconia serrata e sfaccettata che liberi loro l'accenno di un'empatia sentimentale. Che permetta loro un barlume di amore condensato in pochi secondi di luce solare. Gianni ha la tristezza in corpo e la disperazione da tenere a bada. È qui non per caso. È qui perché ha accettato. Tra parole senza senso e battute a effetto, tra uno scambio di sorrisi di soffice superficialità, le ha risposto di sì. Ha accettato per la curiosità di una sfida con se stessi. Gianni ha lanciato sul piatto il se che non ha mai voluto essere. E il piatto ha accondisceso, la sfida è iniziata. C'è un lui da giocare, da mettere in discussione. Un lui che ha sempre scelto un profilo di sbieco, una rinuncia a priori a tentativi d'ineffabile sconfitta preannunciata.
Il tramonto è il volto poetico della fine del giorno e l'ineluttabilità di una perdita in divenire. Gianni è un tavolo in riva al mare e un drink qualsiasi in mano. Ha il mare per orizzonte e guizzi di malinconia attorno. Accetta una discussione con se stesso accentrando lo sguardo e scagliandosi accuse. Ha molti perché da concedersi, come altrettanti uncini che agguantano carne e lacerano prospettive. Sulla pelle un vento che strizza lo sguardo e una moltitudine di sorrisi da bagnante. Lui è un volto che è come una facciata di comodo, un esempio di doppiezza d'animo. Il fuori è un selciato arricciato e pronto a essere calpestato. È l'immagine della disponibilità al sorriso, allo scambio di battute. Il dentro non si sa. La sua autoanalisi accerchia una follia, l'oblio dell'autoconoscenza travalica le sue possibilità. Gianni cerca affetto, forse una chance. Una conoscenza rubata, una donna carpita. Lo cerca con l'ostinazione appiccicata di nastro adesivo sul parabrezza dell'auto, eterno rammento a se stesso, appunto di un dovere da consuetudine sociale. Gianni è la doppiezza di uno spacciatore di parole vergate su una tastiera. Ha una chat come paravento e un'interfaccia di computer come salvezza. Non mostrarsi è la sua felicità, la sua unica chance, la sua forma preferita di condivisione al femminile. Ha deciso da tempo di concedersi l'anonimato per dei tentativi d'approccio digitale. Non ha mai provato a chiedersene il perché: paura, incapacità, insicurezza. Sono figlie del sé, amiche che gridano in un girotondo di aspettative tranciate, una per ogni occasione, che lui ha deciso di giocare e che, sistematicamente, ha perduto nella foga di una consumazione eccitata.
Il ragazzo si avvicina. Ha un grembiule bianco alla vita, l'uniforme ufficiale da barman. Si scambiano sguardi e incrociano indugi. Il ragazzo serpeggia tra i tavoli e controlla bicchieri. Gianni diventa quel ragazzo, si avvolge di aspettative, di successi femminili, di vita consumata, di drink preparati. È un'attesa del fine mese retributivo. I soldi da contare, le discoteche da saltellare. La discoteca è un luogo distante, quasi etereo, che lui fatica a ricordare. Gianni è un pensiero strappato e un conto pagato. Il ragazzo lascia il resto e si allontana. Lui non ricorda l'ultima volta che ha accettato il chiuso di una discoteca, la bolgia di carne saltellante. Il ritmo forsennato dei bassi intestinali.
È una fine giornata come tante. Gianni alza il mento, il cielo ha la ferita di una striscia d'aereo che sfreccia sul mare. È solo un punto nell'azzurro stracciato, una fretta di gruppo rinchiusa in una carlinga d'acciaio. Lui abbraccia i sentimenti dei passeggeri condensandoli in aspettative, ripensamenti, paure. Una linea che traccia l'anima di ognuno di loro. Disegna rette e cerchi e insiemi. Raggruppa emozioni e timori. Gianni è l'immaginazione che corre, l'idea di una stravagante teoria: una parvenza di simulatore di sentimenti, dove riunire le attese, le perplessità e i terrori condensati di ognuno di loro. Si chiede quanti di quei sentimenti strofinati su tessuti vissuti e rivissuti possano essere reali, densi, spessi e definibili come propri. E quanti siano indotti, stimolati, ingannati. È un'idea che si annida, un timore che rotola. Forse lo sono un po' tutti. I loro e i suoi, incanalati e soggiogati. Come il barista. Come il drink. Come il sole che scende piano sull'acqua. Come i bagnanti che attendono quel fuggevole istante di malinconia serrata e sfaccettata che liberi loro l'accenno di un'empatia sentimentale. Che permetta loro un barlume di amore condensato in pochi secondi di luce solare. Gianni ha la tristezza in corpo e la disperazione da tenere a bada. È qui non per caso. È qui perché ha accettato. Tra parole senza senso e battute a effetto, tra uno scambio di sorrisi di soffice superficialità, le ha risposto di sì. Ha accettato per la curiosità di una sfida con se stessi. Gianni ha lanciato sul piatto il se che non ha mai voluto essere. E il piatto ha accondisceso, la sfida è iniziata. C'è un lui da giocare, da mettere in discussione. Un lui che ha sempre scelto un profilo di sbieco, una rinuncia a priori a tentativi d'ineffabile sconfitta preannunciata.

