I - Sul presente. Di sera
A Gianni la vita non è mai davvero iniziata. È finita sulle pareti di un locale di terz'ordine tra birra calda e battute scontate. Ha l'età in cui meglio attecchiscono i dubbi e le certezze diventano chiazze fumose che scompaiono alla vista. Gianni è a cavalcioni di una fottuta tipica sera da dimenticare in partenza. Una di quelle sere dove il rancore rappreso si appiccica alla pelle e non si schioda più. È il momento dove la concezione del sé diventa un maledetto peso con cui fare i conti e quel peso sta appresso alla sua anima come pulci in calore. Gianni ha appena finito la pizza e conta cinque capelli persi sul tavolo. Ha l'aria stanca e le rughe in vista. Poggia gli occhi per la centesima volta alle pareti, dove si impolverano vecchi poster di trent'anni. Gianni è entrato in pizzeria con gli amici, come Antonio, che ha salutato il cielo con un rutto e si è messo a sghignazzare. È proprio una stronza sera da abbandonare al passato, travestita da falsa partenza, come la fine di un inizio. Gianni ha un nome per tutto questo, un nome semplice e neanche tanto corto. Lo ripete tra i denti stretti, come un mantra: – È solo disperazione, che vuoi di più? –.
A Gianni la vita non è mai davvero iniziata. È finita sulle pareti di un locale di terz'ordine tra birra calda e battute scontate. Ha l'età in cui meglio attecchiscono i dubbi e le certezze diventano chiazze fumose che scompaiono alla vista. Gianni è a cavalcioni di una fottuta tipica sera da dimenticare in partenza. Una di quelle sere dove il rancore rappreso si appiccica alla pelle e non si schioda più. È il momento dove la concezione del sé diventa un maledetto peso con cui fare i conti e quel peso sta appresso alla sua anima come pulci in calore. Gianni ha appena finito la pizza e conta cinque capelli persi sul tavolo. Ha l'aria stanca e le rughe in vista. Poggia gli occhi per la centesima volta alle pareti, dove si impolverano vecchi poster di trent'anni. Gianni è entrato in pizzeria con gli amici, come Antonio, che ha salutato il cielo con un rutto e si è messo a sghignazzare. È proprio una stronza sera da abbandonare al passato, travestita da falsa partenza, come la fine di un inizio. Gianni ha un nome per tutto questo, un nome semplice e neanche tanto corto. Lo ripete tra i denti stretti, come un mantra: – È solo disperazione, che vuoi di più? –.

