mercoledì, 10 dicembre 2008
II

Il barista è una discussione con una cliente. È una ragazza giovane, carina, dal fisico attraente. Ha sorrisi ripetuti e sguardi accesi. Il ragazzo ci sta provando. Gianni è una curiosità quasi morbosa. Potrebbe distogliere l'attenzione, ma non lo fa. La ragazza è di spalle, impossibile scoprire le reazioni, le volontà. Potrebbe acconsentire, affidandosi a una serata di sorrisi e di sesso veloce. Forse la ragazza ha il suo lui. Immagina una discussione, un litigio forsennato. Uno di quelli che lasciano senza fiato nel buio di un'auto parcheggiata, a discutere con veemenza e l'acredine della ritorsione. E quel ragazzo diventa l'arma della vendetta per un corpo di passaggio. Un'arma da giostrarsi per una notte, forse neanche per intero, forse per qualche ora. Un sesso che diventa rigurgito genitale. Rivalsa agglomerata e giocata in pochi sorrisi e un caffè serale. Il ragazzo ha gli occhi della felicità, ha il sapore della vittoria tra le dita e il probabile successo tra le labbra.
Gianni invidia quel ragazzo. Così tanta invidia da far rotolare una sfera di dolore al centro dello stomaco, dove si raggruma il desiderio di un'altra vita, di un'altra chance. Ascolta e carpisce felicità. Scopre una carne che si cerca e che si trova. Legge una voglia dichiarata e scambiata. Nella facilità di un desiderio c'è tutta la sua angoscia, l'incapacità di offrirsi e offrire. E saper accettare.
Il sole ha toccato il mare. Sulla spiaggia camminano coppie abbracciate e sentimenti spacciati. La luce è un copione da malinconica estasi di gruppo. Sì, Gianni ha accettato. Marisa è un nome o un nick inventato, lui non può ancora dirlo. Uno di quei nomi che si scelgono come copertura, una facciata di rimando per una chat, per un internet stravolto e consumato come veicolo di conoscenza inadeguata. Marisa è un nick, ma anche un volto. Ha una bellezza sfrontata e lo sguardo curioso. Marisa è una foto spedita, un intermediario digitale. Lui ha consumato la curiosità e acceso voglie tra capelli intravisti e corpo celato. L'immagine ha avuto mille e mille parole di contorno, quelle che loro hanno deciso di scambiarsi nella solitudine dei propri computer. Gianni ha accettato, neanche sa perché. Adesso ha batuffoli di indecisione nelle tasche e groppi di rimorsi in gola. Marisa ha giocato le proprie possibilità accatastando domande e infierendo insinuazioni. È un pianeta sul quale doversi spogliare delle proprie paure e accettare un'apertura del sé che Gianni non è ancora sicuro di voler rischiare. Lei diventa un simbolo e una strada. Una speranza e una prova inconsapevole del proprio ruolo da apripista.
Gianni continua a bere. I ragazzi si fanno intimità tra bicchieri e bevande. Marisa è stata parole, sfrontatezza e volontà accerchiante.
Gianni ha risposto come si risponde a una fortuna di passaggio.

– Vorrei incontrarti
– Sicura?
– Lo sono
– Io non tanto
– Perché?
– Coltivo dubbi
– Sei sposato?
– No
– Fidanzato?
– No
– Vediamoci
– Incontrarci è spezzare il filo
– Il nostro è un filo robusto
– Non così tanto
– Ma lo sarà incontrandoci, ancora di più
– Incrineremmo i nostri sogni
– Ho bisogno di fisicità
– Abbiamo ciò che abbiamo. Non è sufficiente?
– No
– No?
– Non più, non abbastanza
– Abbiamo l'anonimato delle parole, dei non-volti
– Ho bisogno del tuo volto
– Ho paura per questo
– Paura del tuo o del mio volto?
– Paura di leggerti. Paura di conoscerti graffiata da altro che non sia ciò che ho costruito nella solitudine di parole senza immagini
– Non puoi costruirti niente di me senza apporvi una realtà fisica, di respiri, di intrecci, di odori, di sapori
– Forse è questo che temo
– Io ho paure, ma non sono queste
– E quali sono?
– Non essere corrisposta. Non poter incrociare le nostre voglie
– Io di recidere il cordone dalle mie fobie
– Potrei aiutarti. Aiutami a farlo
– Non vedo come
– Lasciati incontrare
– Forse
– Non hai un perché per negare
– Al contrario
– Dimmi
– Non posso scovarmi ad amarti
– Perché?
– Non ho sentimenti da offrire. Solo dolori da conservare
– Tu hai il cuore dentro, dovresti aprirti. Io lo sento
– Quello che senti è un lamento. Un'occasione di empatia condivisa tra un occasionale digitare. Ho un rifiuto da giostrarmi e un imbarazzo da tenere a bada
– Mi incontrerai?
– Non lo so
– Vuoi?
– Forse
– Dimmi di sì
– Ti prego
– Hai solo da assentire
– È difficile, lo sai
– Sì, ma fallo per me
– Dovrei?
– Dillo
– Sì
– Sto sorridendo, dovresti vedermi
Ordito da: Comparsa alle ore 19:25 | Permalink | commenti (15)
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venerdì, 05 dicembre 2008
II - Un passato. Mattina

Il tramonto è il volto poetico della fine del giorno e l'ineluttabilità di una perdita in divenire. Gianni è un tavolo in riva al mare e un drink qualsiasi in mano. Ha il mare per orizzonte e guizzi di malinconia attorno. Accetta una discussione con se stesso accentrando lo sguardo e scagliandosi accuse. Ha molti perché da concedersi, come altrettanti uncini che agguantano carne e lacerano prospettive. Sulla pelle un vento che strizza lo sguardo e una moltitudine di sorrisi da bagnante. Lui è un volto che è come una facciata di comodo, un esempio di doppiezza d'animo. Il fuori è un selciato arricciato e pronto a essere calpestato. È l'immagine della disponibilità al sorriso, allo scambio di battute. Il dentro non si sa. La sua autoanalisi accerchia una follia, l'oblio dell'autoconoscenza travalica le sue possibilità. Gianni cerca affetto, forse una chance. Una conoscenza rubata, una donna carpita. Lo cerca con l'ostinazione appiccicata di nastro adesivo sul parabrezza dell'auto, eterno rammento a se stesso, appunto di un dovere da consuetudine sociale. Gianni è la doppiezza di uno spacciatore di parole vergate su una tastiera. Ha una chat come paravento e un'interfaccia di computer come salvezza. Non mostrarsi è la sua felicità, la sua unica chance, la sua forma preferita di condivisione al femminile. Ha deciso da tempo di concedersi l'anonimato per dei tentativi d'approccio digitale. Non ha mai provato a chiedersene il perché: paura, incapacità, insicurezza. Sono figlie del sé, amiche che gridano in un girotondo di aspettative tranciate, una per ogni occasione, che lui ha deciso di giocare e che, sistematicamente, ha perduto nella foga di una consumazione eccitata.
Il ragazzo si avvicina. Ha un grembiule bianco alla vita, l'uniforme ufficiale da barman. Si scambiano sguardi e incrociano indugi. Il ragazzo serpeggia tra i tavoli e controlla bicchieri. Gianni diventa quel ragazzo, si avvolge di aspettative, di successi femminili, di vita consumata, di drink preparati. È un'attesa del fine mese retributivo. I soldi da contare, le discoteche da saltellare. La discoteca è un luogo distante, quasi etereo, che lui fatica a ricordare. Gianni è un pensiero strappato e un conto pagato. Il ragazzo lascia il resto e si allontana. Lui non ricorda l'ultima volta che ha accettato il chiuso di una discoteca, la bolgia di carne saltellante. Il ritmo forsennato dei bassi intestinali.
È una fine giornata come tante. Gianni alza il mento, il cielo ha la ferita di una striscia d'aereo che sfreccia sul mare. È solo un punto nell'azzurro stracciato, una fretta di gruppo rinchiusa in una carlinga d'acciaio. Lui abbraccia i sentimenti dei passeggeri condensandoli in aspettative, ripensamenti, paure. Una linea che traccia l'anima di ognuno di loro. Disegna rette e cerchi e insiemi. Raggruppa emozioni e timori. Gianni è l'immaginazione che corre, l'idea di una stravagante teoria: una parvenza di simulatore di sentimenti, dove riunire le attese, le perplessità e i terrori condensati di ognuno di loro. Si chiede quanti di quei sentimenti strofinati su tessuti vissuti e rivissuti possano essere reali, densi, spessi e definibili come propri. E quanti siano indotti, stimolati, ingannati. È un'idea che si annida, un timore che rotola. Forse lo sono un po' tutti. I loro e i suoi, incanalati e soggiogati. Come il barista. Come il drink. Come il sole che scende piano sull'acqua. Come i bagnanti che attendono quel fuggevole istante di malinconia serrata e sfaccettata che liberi loro l'accenno di un'empatia sentimentale. Che permetta loro un barlume di amore condensato in pochi secondi di luce solare. Gianni ha la tristezza in corpo e la disperazione da tenere a bada. È qui non per caso. È qui perché ha accettato. Tra parole senza senso e battute a effetto, tra uno scambio di sorrisi di soffice superficialità, le ha risposto di sì. Ha accettato per la curiosità di una sfida con se stessi. Gianni ha lanciato sul piatto il se che non ha mai voluto essere. E il piatto ha accondisceso, la sfida è iniziata. C'è un lui da giocare, da mettere in discussione. Un lui che ha sempre scelto un profilo di sbieco, una rinuncia a priori a tentativi d'ineffabile sconfitta preannunciata.
Ordito da: Comparsa alle ore 07:40 | Permalink | commenti (3)
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