II
Il barista è una discussione con una cliente. È una ragazza giovane, carina, dal fisico attraente. Ha sorrisi ripetuti e sguardi accesi. Il ragazzo ci sta provando. Gianni è una curiosità quasi morbosa. Potrebbe distogliere l'attenzione, ma non lo fa. La ragazza è di spalle, impossibile scoprire le reazioni, le volontà. Potrebbe acconsentire, affidandosi a una serata di sorrisi e di sesso veloce. Forse la ragazza ha il suo lui. Immagina una discussione, un litigio forsennato. Uno di quelli che lasciano senza fiato nel buio di un'auto parcheggiata, a discutere con veemenza e l'acredine della ritorsione. E quel ragazzo diventa l'arma della vendetta per un corpo di passaggio. Un'arma da giostrarsi per una notte, forse neanche per intero, forse per qualche ora. Un sesso che diventa rigurgito genitale. Rivalsa agglomerata e giocata in pochi sorrisi e un caffè serale. Il ragazzo ha gli occhi della felicità, ha il sapore della vittoria tra le dita e il probabile successo tra le labbra.
Gianni invidia quel ragazzo. Così tanta invidia da far rotolare una sfera di dolore al centro dello stomaco, dove si raggruma il desiderio di un'altra vita, di un'altra chance. Ascolta e carpisce felicità. Scopre una carne che si cerca e che si trova. Legge una voglia dichiarata e scambiata. Nella facilità di un desiderio c'è tutta la sua angoscia, l'incapacità di offrirsi e offrire. E saper accettare.
Il sole ha toccato il mare. Sulla spiaggia camminano coppie abbracciate e sentimenti spacciati. La luce è un copione da malinconica estasi di gruppo. Sì, Gianni ha accettato. Marisa è un nome o un nick inventato, lui non può ancora dirlo. Uno di quei nomi che si scelgono come copertura, una facciata di rimando per una chat, per un internet stravolto e consumato come veicolo di conoscenza inadeguata. Marisa è un nick, ma anche un volto. Ha una bellezza sfrontata e lo sguardo curioso. Marisa è una foto spedita, un intermediario digitale. Lui ha consumato la curiosità e acceso voglie tra capelli intravisti e corpo celato. L'immagine ha avuto mille e mille parole di contorno, quelle che loro hanno deciso di scambiarsi nella solitudine dei propri computer. Gianni ha accettato, neanche sa perché. Adesso ha batuffoli di indecisione nelle tasche e groppi di rimorsi in gola. Marisa ha giocato le proprie possibilità accatastando domande e infierendo insinuazioni. È un pianeta sul quale doversi spogliare delle proprie paure e accettare un'apertura del sé che Gianni non è ancora sicuro di voler rischiare. Lei diventa un simbolo e una strada. Una speranza e una prova inconsapevole del proprio ruolo da apripista.
Gianni continua a bere. I ragazzi si fanno intimità tra bicchieri e bevande. Marisa è stata parole, sfrontatezza e volontà accerchiante.
Gianni ha risposto come si risponde a una fortuna di passaggio.
– Vorrei incontrarti
– Sicura?
– Lo sono
– Io non tanto
– Perché?
– Coltivo dubbi
– Sei sposato?
– No
– Fidanzato?
– No
– Vediamoci
– Incontrarci è spezzare il filo
– Il nostro è un filo robusto
– Non così tanto
– Ma lo sarà incontrandoci, ancora di più
– Incrineremmo i nostri sogni
– Ho bisogno di fisicità
– Abbiamo ciò che abbiamo. Non è sufficiente?
– No
– No?
– Non più, non abbastanza
– Abbiamo l'anonimato delle parole, dei non-volti
– Ho bisogno del tuo volto
– Ho paura per questo
– Paura del tuo o del mio volto?
– Paura di leggerti. Paura di conoscerti graffiata da altro che non sia ciò che ho costruito nella solitudine di parole senza immagini
– Non puoi costruirti niente di me senza apporvi una realtà fisica, di respiri, di intrecci, di odori, di sapori
– Forse è questo che temo
– Io ho paure, ma non sono queste
– E quali sono?
– Non essere corrisposta. Non poter incrociare le nostre voglie
– Io di recidere il cordone dalle mie fobie
– Potrei aiutarti. Aiutami a farlo
– Non vedo come
– Lasciati incontrare
– Forse
– Non hai un perché per negare
– Al contrario
– Dimmi
– Non posso scovarmi ad amarti
– Perché?
– Non ho sentimenti da offrire. Solo dolori da conservare
– Tu hai il cuore dentro, dovresti aprirti. Io lo sento
– Quello che senti è un lamento. Un'occasione di empatia condivisa tra un occasionale digitare. Ho un rifiuto da giostrarmi e un imbarazzo da tenere a bada
– Mi incontrerai?
– Non lo so
– Vuoi?
– Forse
– Dimmi di sì
– Ti prego
– Hai solo da assentire
– È difficile, lo sai
– Sì, ma fallo per me
– Dovrei?
– Dillo
– Sì
– Sto sorridendo, dovresti vedermi
Il barista è una discussione con una cliente. È una ragazza giovane, carina, dal fisico attraente. Ha sorrisi ripetuti e sguardi accesi. Il ragazzo ci sta provando. Gianni è una curiosità quasi morbosa. Potrebbe distogliere l'attenzione, ma non lo fa. La ragazza è di spalle, impossibile scoprire le reazioni, le volontà. Potrebbe acconsentire, affidandosi a una serata di sorrisi e di sesso veloce. Forse la ragazza ha il suo lui. Immagina una discussione, un litigio forsennato. Uno di quelli che lasciano senza fiato nel buio di un'auto parcheggiata, a discutere con veemenza e l'acredine della ritorsione. E quel ragazzo diventa l'arma della vendetta per un corpo di passaggio. Un'arma da giostrarsi per una notte, forse neanche per intero, forse per qualche ora. Un sesso che diventa rigurgito genitale. Rivalsa agglomerata e giocata in pochi sorrisi e un caffè serale. Il ragazzo ha gli occhi della felicità, ha il sapore della vittoria tra le dita e il probabile successo tra le labbra.
Gianni invidia quel ragazzo. Così tanta invidia da far rotolare una sfera di dolore al centro dello stomaco, dove si raggruma il desiderio di un'altra vita, di un'altra chance. Ascolta e carpisce felicità. Scopre una carne che si cerca e che si trova. Legge una voglia dichiarata e scambiata. Nella facilità di un desiderio c'è tutta la sua angoscia, l'incapacità di offrirsi e offrire. E saper accettare.
Il sole ha toccato il mare. Sulla spiaggia camminano coppie abbracciate e sentimenti spacciati. La luce è un copione da malinconica estasi di gruppo. Sì, Gianni ha accettato. Marisa è un nome o un nick inventato, lui non può ancora dirlo. Uno di quei nomi che si scelgono come copertura, una facciata di rimando per una chat, per un internet stravolto e consumato come veicolo di conoscenza inadeguata. Marisa è un nick, ma anche un volto. Ha una bellezza sfrontata e lo sguardo curioso. Marisa è una foto spedita, un intermediario digitale. Lui ha consumato la curiosità e acceso voglie tra capelli intravisti e corpo celato. L'immagine ha avuto mille e mille parole di contorno, quelle che loro hanno deciso di scambiarsi nella solitudine dei propri computer. Gianni ha accettato, neanche sa perché. Adesso ha batuffoli di indecisione nelle tasche e groppi di rimorsi in gola. Marisa ha giocato le proprie possibilità accatastando domande e infierendo insinuazioni. È un pianeta sul quale doversi spogliare delle proprie paure e accettare un'apertura del sé che Gianni non è ancora sicuro di voler rischiare. Lei diventa un simbolo e una strada. Una speranza e una prova inconsapevole del proprio ruolo da apripista.
Gianni continua a bere. I ragazzi si fanno intimità tra bicchieri e bevande. Marisa è stata parole, sfrontatezza e volontà accerchiante.
Gianni ha risposto come si risponde a una fortuna di passaggio.
– Vorrei incontrarti
– Sicura?
– Lo sono
– Io non tanto
– Perché?
– Coltivo dubbi
– Sei sposato?
– No
– Fidanzato?
– No
– Vediamoci
– Incontrarci è spezzare il filo
– Il nostro è un filo robusto
– Non così tanto
– Ma lo sarà incontrandoci, ancora di più
– Incrineremmo i nostri sogni
– Ho bisogno di fisicità
– Abbiamo ciò che abbiamo. Non è sufficiente?
– No
– No?
– Non più, non abbastanza
– Abbiamo l'anonimato delle parole, dei non-volti
– Ho bisogno del tuo volto
– Ho paura per questo
– Paura del tuo o del mio volto?
– Paura di leggerti. Paura di conoscerti graffiata da altro che non sia ciò che ho costruito nella solitudine di parole senza immagini
– Non puoi costruirti niente di me senza apporvi una realtà fisica, di respiri, di intrecci, di odori, di sapori
– Forse è questo che temo
– Io ho paure, ma non sono queste
– E quali sono?
– Non essere corrisposta. Non poter incrociare le nostre voglie
– Io di recidere il cordone dalle mie fobie
– Potrei aiutarti. Aiutami a farlo
– Non vedo come
– Lasciati incontrare
– Forse
– Non hai un perché per negare
– Al contrario
– Dimmi
– Non posso scovarmi ad amarti
– Perché?
– Non ho sentimenti da offrire. Solo dolori da conservare
– Tu hai il cuore dentro, dovresti aprirti. Io lo sento
– Quello che senti è un lamento. Un'occasione di empatia condivisa tra un occasionale digitare. Ho un rifiuto da giostrarmi e un imbarazzo da tenere a bada
– Mi incontrerai?
– Non lo so
– Vuoi?
– Forse
– Dimmi di sì
– Ti prego
– Hai solo da assentire
– È difficile, lo sai
– Sì, ma fallo per me
– Dovrei?
– Dillo
– Sì
– Sto sorridendo, dovresti vedermi
