III
Gianni è un addensato di preoccupazioni urticanti. Spunta la rassegnazione e la perdita dei capelli, uno stillicidio pilifero quotidiano. Si chiede quanto ancora potranno resistere abbarbicati al cuoio capelluto. Un anno, due? Consuma i giorni nel raccoglierli, fili colorati ormai defunti. Gioca i minuti e allinea sul tavolo capelli persi. Hanno la tensione dentro e le pieghe che un dna capriccioso ha configurato per loro. Il segno tangibile della maturità. Ogni capello è un passo inciso nel futuro e un ricordo da dover immagazzinare. – È il tempo che scorre e non puoi farci niente –. Ricorda questa risposta, ma non l'attimo o il luogo o i volti. Le parole sono sue, ma la scenografia, gli interpreti, sono copioni persi o cancellati e mai ricordati. Sceneggiatura obsoleta e incongruente. – È il tempo che scorre e non puoi farci niente –. Gianni ha pronunciato di nuovo queste parole in uno specchio di luce del mattino. Identiche parole per un identico copione, ma di una pellicola per un unico interprete, egli stesso, vittima e carnefice. Una monografia silenziosa che intinge l'inchiostro nella certezza di una sconfitta.
– Dai, Gianni. Dicci che sapore ha
– Dai, che siamo curiosi
– Tu che sei un intenditore sopraffino
Gianni è un addensato di preoccupazioni urticanti. Spunta la rassegnazione e la perdita dei capelli, uno stillicidio pilifero quotidiano. Si chiede quanto ancora potranno resistere abbarbicati al cuoio capelluto. Un anno, due? Consuma i giorni nel raccoglierli, fili colorati ormai defunti. Gioca i minuti e allinea sul tavolo capelli persi. Hanno la tensione dentro e le pieghe che un dna capriccioso ha configurato per loro. Il segno tangibile della maturità. Ogni capello è un passo inciso nel futuro e un ricordo da dover immagazzinare. – È il tempo che scorre e non puoi farci niente –. Ricorda questa risposta, ma non l'attimo o il luogo o i volti. Le parole sono sue, ma la scenografia, gli interpreti, sono copioni persi o cancellati e mai ricordati. Sceneggiatura obsoleta e incongruente. – È il tempo che scorre e non puoi farci niente –. Gianni ha pronunciato di nuovo queste parole in uno specchio di luce del mattino. Identiche parole per un identico copione, ma di una pellicola per un unico interprete, egli stesso, vittima e carnefice. Una monografia silenziosa che intinge l'inchiostro nella certezza di una sconfitta.
– Dai, Gianni. Dicci che sapore ha
– Dai, che siamo curiosi
– Tu che sei un intenditore sopraffino
