lunedì, 19 maggio 2008
RGB

È domenica mattina. Il tempo è quello che è e fuori non c'è un cazzo di nessuno. Vorrei raccontarti che trascorro i giorni inventandomi postulati fantasiosi e maledettamente tosti. Oppure fottendo fino alla nausea, ammesso che sia possibile. Fottere lo è, lo so perché mi è successo, qualche volta. Fino alla nausea, be', ecco, mi manca quell'empirismo acuto tipico del – io c'ero –, ma nutro ancora qualche speranza. La nutro due volte al giorno, con alimenti rigorosamente bio e con un occhio alla linea. Però strappo i peli del naso con le dita unghiose, mi gratto il culo senza essere visto, spero, e mi guardo attorno con fare circospetto. Il circospettismo è la mia seconda ragione di vita. La prima l'ho scordata, per contratto. Ho perso il rispetto del fido MacBook, un tempo amico giornaliero, adesso polveroso oggetto quasi misterioso. Si è fatto fermacarte di lusso. Fine ingrata.
L'ho già detto: ho smesso di leggere. Sbircio tra le righe. Il bianco appare molto più interessante del grassetto. O dei puntini. O degli esclamativi. Dev'esserci un legame fondamentale, una sorta di teoria culturale delle stringhe. Il principio della lettura comunicante: se leggi libri, indisponi l'attualità. Se ti inerpichi sul lastricato dell'attualità ti si fa alienabile la letteratura.
Ecco, il mio oggi è tutto un cliccare, streamizzare, youtubizzare. Senza un perché. I percome e i perbacco li tengo nel cassetto, coniglietti bianchi per il primo gioco di prestigio da bonzo imbonitore. Più che altro ragiono di stomaco, la testa si è fottuta attorno ai trenta. E non è più tornata. Guarda che lo stomaco parla forte, ma tanto. Lo sta confessando: c'è qualcosa che non va. C'è qualcosa di più profondo nel caos quotidiano che stiamo vivendo. Una direzione mica facile da scoprire, puntuta e olezzante.
Non c'ho capito un cazzo, sai? Però la sento strisciare sui nei, sulle narici e sui calli ingialliti. Mezze verità, mezze falsità e mezze mezzità. Tutti assieme allegramente a festeggiare il nuovo millennio. Avrei dovuto saperlo, ogni nuovo millennio porta una sfiga nuova. E nessun Grande Vecchio che possa raccontarci l'esperienza del precedente.
Di sicuro c'è che i giorni viaggiano veloci, il petrolio viaggia veloce, i miei amplessi viaggiano veloci. Aspetto un bradipo al varco. Insomma, Rifkin, nessuno ti si filava nel 2001, e guarda come ci siamo ridotti.
Ecco, vedi? Anche questa è una testimonianza del nostro tempo: un sacco di parole e un cazzo da dire. In fondo, sono cresciuto, ma resto un figlio del mio tempo, anche se un po' fuori luogo, fuori concorso e mai riconosciuto dai miei genitori, Tempo & Denaro. Sono fuggiti alla nascita, me lo confessò il tipo dell'anagrafe. Si prese le mie fototessera e qualche spicciolo. E neanche un grazie.
Ah, non ho ancora deciso che fare della mia vita. Il che è rassicurante, almeno per certi versi. Una vecchia signora, truccata da cani e con le rughe in evidenza mi confessò che non è bene. Avrei dovuto scegliere tempo fa. Per conto mio, te lo dico, può essere soltanto un bene: d'altronde, significa che ancora non posso aver sbagliato.
Ordito da: Comparsa alle ore 09:45 | Permalink | commenti (23)
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