Nove mesi
L'ideazione è il primo grado di giudizio, c'è un contraddittorio blando e sfumato e un confronto di massima con i contendenti che sbraitano e digrignano, ma niente di eccezionale. Nell'ideazione tutti si adagiano. Per forza, e che ci vuole? Un pc (meglio se un Mac), un bel foglio bianco e via. Ecco, l'ideazione è un brodino di pollo consumato la sera e con 38 di febbre. E neanche una stronza tachipirina in vista. Ti senti moscio, poco invogliato. Valuti, ma non sei mai sicuro. Hai un sacco di strade e opportunità, e mai una guida che ti sappia indicare la direzione giusta.
La stesura è più di un brodino. La stesura è un sushi profumato. E le pagine che scorrono mentre scrivi sono le salse colorate attorno al piatto. La stesura è dei bocconcini di pesce che rotolano sulla schiena di una femmina profumata. Una femmina che dice sempre sì e non ha di meglio da chiedere che qualche attrezzo dalla fantasia acuta. La stesura è il secondo grado. Un dibattimento più vivace, più forte. I contendenti sono cazzuti, altroché. Non hanno le migliori carte in mano, ma ci vanno vicini, cazzo se ci vanno vicini. E i morsi che si danno, gli sguardi torvi che si scambiano. Ecco, il secondo grado comincia a sprizzare sessualità. La stesura è sessuale, come il cibo. Come una donna che cammina adagiata sul proprio sesso. Una femmina che profuma di voglia lontano chilometri. E cazzo se ti fa girare il naso, anche se stai con un'altra. Anche se hai la lingua infilata dentro la più avvolgente voglia femminea. La stesura del testo è il lato arrapante del gioco. La faccia nascosta della luna. Il numero jolly che ti ricopre di milioni.
Ma la rilettura, è davvero altro.
La rilettura è una sentenza della cassazione. Nessun'altra apertura. Cazzi vostri, signori. Sulla rilettura anche i migliori cuochi gettano il pentolone. La rilettura è il Dolce Della Vostra Vita scordato nel forno. C'era il più bel pompino in corso mai avuto? La tua fica ti stava lasciando? Hai scordato la valigetta con cinquanta milioni nell'auto che ti hanno fottuto? Non importa. Il dolce è andato. Avresti potuto pensarci, staccare la spina, fanculo alla fica, infilarti i milioni tra le palle. Peccato. La sentenza è inappellabile. La rilettura è l'amaro che ti resta e che scava ferite nell'orgoglio. Contatti, amici, passanti, la loro opinione è niente. Qui si parla di autorilettura. L'avvocato ha due palle così e ti ha spezzato la schiena, amico. Hai giocato tutto sul ricorso all'ultimo grado, ma la sentenza t'ha schiantato. Hai scritto, dannato, bestemmiato su quel monte di parole e situazioni e personaggi e scene. È tutto da buttare. Peccato, amico, ci sei andato vicino, ma non è bastato. L'avvocato dell'accusa e il tuo se le son date di santa ragione. Hai capito subito chi avrebbe vinto. Hai perso, punto. È come far cadere la cipolla sul tiramisù. Come il tuo uccello che non si rizza quando la tipa della tua vita ha deciso di dartela.
Peccato.
E dopo la sentenza?
Mi piacerebbe raccontarvi della redenzione. Il quarto, metafisico grado. L'espiazione della cestinazione. Il travaglio dell'annichilimento dopo l'eccitazione della creazione. La redenzione dalla condanna e la salvazione successiva.
Ma è tutta una balla. Un soufflé uscito male. Una fica dalle tette in plastica. Un viados truccato da dio.
Dopo quella sentenza non resta che una chiave 12/13, una a brugola, un trapano martellante e della lana di vetro da qualche parte.
E neanche una velleità di scorta.
L'ideazione è il primo grado di giudizio, c'è un contraddittorio blando e sfumato e un confronto di massima con i contendenti che sbraitano e digrignano, ma niente di eccezionale. Nell'ideazione tutti si adagiano. Per forza, e che ci vuole? Un pc (meglio se un Mac), un bel foglio bianco e via. Ecco, l'ideazione è un brodino di pollo consumato la sera e con 38 di febbre. E neanche una stronza tachipirina in vista. Ti senti moscio, poco invogliato. Valuti, ma non sei mai sicuro. Hai un sacco di strade e opportunità, e mai una guida che ti sappia indicare la direzione giusta.
La stesura è più di un brodino. La stesura è un sushi profumato. E le pagine che scorrono mentre scrivi sono le salse colorate attorno al piatto. La stesura è dei bocconcini di pesce che rotolano sulla schiena di una femmina profumata. Una femmina che dice sempre sì e non ha di meglio da chiedere che qualche attrezzo dalla fantasia acuta. La stesura è il secondo grado. Un dibattimento più vivace, più forte. I contendenti sono cazzuti, altroché. Non hanno le migliori carte in mano, ma ci vanno vicini, cazzo se ci vanno vicini. E i morsi che si danno, gli sguardi torvi che si scambiano. Ecco, il secondo grado comincia a sprizzare sessualità. La stesura è sessuale, come il cibo. Come una donna che cammina adagiata sul proprio sesso. Una femmina che profuma di voglia lontano chilometri. E cazzo se ti fa girare il naso, anche se stai con un'altra. Anche se hai la lingua infilata dentro la più avvolgente voglia femminea. La stesura del testo è il lato arrapante del gioco. La faccia nascosta della luna. Il numero jolly che ti ricopre di milioni.
Ma la rilettura, è davvero altro.
La rilettura è una sentenza della cassazione. Nessun'altra apertura. Cazzi vostri, signori. Sulla rilettura anche i migliori cuochi gettano il pentolone. La rilettura è il Dolce Della Vostra Vita scordato nel forno. C'era il più bel pompino in corso mai avuto? La tua fica ti stava lasciando? Hai scordato la valigetta con cinquanta milioni nell'auto che ti hanno fottuto? Non importa. Il dolce è andato. Avresti potuto pensarci, staccare la spina, fanculo alla fica, infilarti i milioni tra le palle. Peccato. La sentenza è inappellabile. La rilettura è l'amaro che ti resta e che scava ferite nell'orgoglio. Contatti, amici, passanti, la loro opinione è niente. Qui si parla di autorilettura. L'avvocato ha due palle così e ti ha spezzato la schiena, amico. Hai giocato tutto sul ricorso all'ultimo grado, ma la sentenza t'ha schiantato. Hai scritto, dannato, bestemmiato su quel monte di parole e situazioni e personaggi e scene. È tutto da buttare. Peccato, amico, ci sei andato vicino, ma non è bastato. L'avvocato dell'accusa e il tuo se le son date di santa ragione. Hai capito subito chi avrebbe vinto. Hai perso, punto. È come far cadere la cipolla sul tiramisù. Come il tuo uccello che non si rizza quando la tipa della tua vita ha deciso di dartela.
Peccato.
E dopo la sentenza?
Mi piacerebbe raccontarvi della redenzione. Il quarto, metafisico grado. L'espiazione della cestinazione. Il travaglio dell'annichilimento dopo l'eccitazione della creazione. La redenzione dalla condanna e la salvazione successiva.
Ma è tutta una balla. Un soufflé uscito male. Una fica dalle tette in plastica. Un viados truccato da dio.
Dopo quella sentenza non resta che una chiave 12/13, una a brugola, un trapano martellante e della lana di vetro da qualche parte.
E neanche una velleità di scorta.
