Ora e adesso
In "L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica" Walter Benjamin postula una "perdita dell'aura" dell'operato artistico a causa della rivoluzione tecnologica e della conseguente riproducibilità dell'opera, una sorta di sfinimento del gesto artistico esautorato del proprio luogo d'arte o istante d'esecuzione. Oggi quel testo appare segnato da crepe inflitte sia dal tempo che dal condizionamento del proprio momento storico.
L'attimo dell'artista, il luogo dell'esecuzione artistica sono ciò che Benjamin definisce l'hic et nunc dell'unicità dell'oggetto o dell'esecuzione. L'aura caratterizzante che identifica l'irriproducibilità dell'arte in quanto manifestazione della metafora di una spazio-temporalità netta e definita.
In realtà quell'hic et nunc è un errore di messa a fuoco, determinato da quello che allora era un astro nascente non del tutto compreso: il cinema, novella musa destabilizzante per la sacralità di come l'arte fu fino ad allora concepita. La possibilità della riproducibilità o interruzione del gesto, della battuta, della scena è stata letta come una volontà di scardinare il concetto stesso di arte e sua fruizione.
Oggi la visuale è più a fuoco. L'aura non risiede più nel gesto artistico, nello scantinato, in un loft o in una cattedrale. Non è più nell'attimo e/o il luogo in cui l'artista imprime sulla tela o sulla materia la propria volontà per plasmarla in metafora o sublimazione dell'essere. Quell'hic et nunc ha spostato il proprio baricentro per situarsi nell'attimo della fruizione di un qualsiasi soggetto. È lo spettatore che sancisce l'aura, che determina l'ora e adesso. E non è fondamentale lo spazio o il tempo, anzi, la riproducibilità dell'opera d'arte va a vantaggio dell'opera e dell'arte stessa. L'aura diviene il gesto del consumo, con le varianti che implicano un differente risultato della fruizione. L'arte si trasforma in contenitore poliedrico multisensoriale: il mezzo modifica e la sorgente modifica; nella fruizione, nell'attimo del gesto e dell'osmosi arte-fruitore, nasce un feedback autoalimentante che fornisce visioni e oggetti nuovi, che sono altro rispetto alla binarietà soggetto-oggetto avuto altrove e in altro tempo. Per estensione si può concepire l'arte non come il gesto artistico, bensì come la fruizione che rende tale l'artista e il suo gesto. Senza fruizione l'artista smette di essere tale. Senza il consumo l'arte è il niente di una produzione sterile e fine a se stessa. La riproducibilità può, anzi, fornire al gesto artistico innumerevoli hic et nunc, sfaccettature di significati mai finiti. L'aura, ribaltando il punto di vista di Benjamin, diventa l'atto stesso della lettura, in tutte le sue forme, in tutte le sue potenzialità, fisicità, riproducibilità.
Alla fine, l'aura è la consumazione, da parte del fruitore, in tutte le riproducibilità tecniche possibili, del gesto dell'artista e non il contrario.
In "L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica" Walter Benjamin postula una "perdita dell'aura" dell'operato artistico a causa della rivoluzione tecnologica e della conseguente riproducibilità dell'opera, una sorta di sfinimento del gesto artistico esautorato del proprio luogo d'arte o istante d'esecuzione. Oggi quel testo appare segnato da crepe inflitte sia dal tempo che dal condizionamento del proprio momento storico.
L'attimo dell'artista, il luogo dell'esecuzione artistica sono ciò che Benjamin definisce l'hic et nunc dell'unicità dell'oggetto o dell'esecuzione. L'aura caratterizzante che identifica l'irriproducibilità dell'arte in quanto manifestazione della metafora di una spazio-temporalità netta e definita.
In realtà quell'hic et nunc è un errore di messa a fuoco, determinato da quello che allora era un astro nascente non del tutto compreso: il cinema, novella musa destabilizzante per la sacralità di come l'arte fu fino ad allora concepita. La possibilità della riproducibilità o interruzione del gesto, della battuta, della scena è stata letta come una volontà di scardinare il concetto stesso di arte e sua fruizione.
Oggi la visuale è più a fuoco. L'aura non risiede più nel gesto artistico, nello scantinato, in un loft o in una cattedrale. Non è più nell'attimo e/o il luogo in cui l'artista imprime sulla tela o sulla materia la propria volontà per plasmarla in metafora o sublimazione dell'essere. Quell'hic et nunc ha spostato il proprio baricentro per situarsi nell'attimo della fruizione di un qualsiasi soggetto. È lo spettatore che sancisce l'aura, che determina l'ora e adesso. E non è fondamentale lo spazio o il tempo, anzi, la riproducibilità dell'opera d'arte va a vantaggio dell'opera e dell'arte stessa. L'aura diviene il gesto del consumo, con le varianti che implicano un differente risultato della fruizione. L'arte si trasforma in contenitore poliedrico multisensoriale: il mezzo modifica e la sorgente modifica; nella fruizione, nell'attimo del gesto e dell'osmosi arte-fruitore, nasce un feedback autoalimentante che fornisce visioni e oggetti nuovi, che sono altro rispetto alla binarietà soggetto-oggetto avuto altrove e in altro tempo. Per estensione si può concepire l'arte non come il gesto artistico, bensì come la fruizione che rende tale l'artista e il suo gesto. Senza fruizione l'artista smette di essere tale. Senza il consumo l'arte è il niente di una produzione sterile e fine a se stessa. La riproducibilità può, anzi, fornire al gesto artistico innumerevoli hic et nunc, sfaccettature di significati mai finiti. L'aura, ribaltando il punto di vista di Benjamin, diventa l'atto stesso della lettura, in tutte le sue forme, in tutte le sue potenzialità, fisicità, riproducibilità.
Alla fine, l'aura è la consumazione, da parte del fruitore, in tutte le riproducibilità tecniche possibili, del gesto dell'artista e non il contrario.
