martedì, 27 febbraio 2007
Ora e adesso

In "L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica" Walter Benjamin postula una "perdita dell'aura" dell'operato artistico a causa della rivoluzione tecnologica e della conseguente riproducibilità dell'opera, una sorta di sfinimento del gesto artistico esautorato del proprio luogo d'arte o istante d'esecuzione. Oggi quel testo appare segnato da crepe inflitte sia dal tempo che dal condizionamento del proprio momento storico.
L'attimo dell'artista, il luogo dell'esecuzione artistica sono ciò che Benjamin definisce l'hic et nunc dell'unicità dell'oggetto o dell'esecuzione. L'aura caratterizzante che identifica l'irriproducibilità dell'arte in quanto manifestazione della metafora di una spazio-temporalità netta e definita.
In realtà quell'hic et nunc è un errore di messa a fuoco, determinato da quello che allora era un astro nascente non del tutto compreso: il cinema, novella musa destabilizzante per la sacralità di come l'arte fu fino ad allora concepita. La possibilità della riproducibilità o interruzione del gesto, della battuta, della scena è stata letta come una volontà di scardinare il concetto stesso di arte e sua fruizione.
Oggi la visuale è più a fuoco. L'aura non risiede più nel gesto artistico, nello scantinato, in un loft o in una cattedrale. Non è più nell'attimo e/o il luogo in cui l'artista imprime sulla tela o sulla materia la propria volontà per plasmarla in metafora o sublimazione dell'essere. Quell'hic et nunc ha spostato il proprio baricentro per situarsi nell'attimo della fruizione di un qualsiasi soggetto. È lo spettatore che sancisce l'aura, che determina l'ora e adesso. E non è fondamentale lo spazio o il tempo, anzi, la riproducibilità dell'opera d'arte va a vantaggio dell'opera e dell'arte stessa. L'aura diviene il gesto del consumo, con le varianti che implicano un differente risultato della fruizione. L'arte si trasforma in contenitore poliedrico multisensoriale: il mezzo modifica e la sorgente modifica; nella fruizione, nell'attimo del gesto e dell'osmosi arte-fruitore, nasce un feedback autoalimentante che fornisce visioni e oggetti nuovi, che sono altro rispetto alla binarietà soggetto-oggetto avuto altrove e in altro tempo. Per estensione si può concepire l'arte non come il gesto artistico, bensì come la fruizione che rende tale l'artista e il suo gesto. Senza fruizione l'artista smette di essere tale. Senza il consumo l'arte è il niente di una produzione sterile e fine a se stessa. La riproducibilità può, anzi, fornire al gesto artistico innumerevoli hic et nunc, sfaccettature di significati mai finiti. L'aura, ribaltando il punto di vista di Benjamin, diventa l'atto stesso della lettura, in tutte le sue forme, in tutte le sue potenzialità, fisicità, riproducibilità.
Alla fine, l'aura è la consumazione, da parte del fruitore, in tutte le riproducibilità tecniche possibili, del gesto dell'artista e non il contrario.
Ordito da: Comparsa alle ore 10:06 | Permalink | commenti (20)
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giovedì, 22 febbraio 2007
Sospetti

Gianni ha un sogno tra le dita e mille pagine in un cassetto. Marisa sfoglia una voglia da urlare e un calore che non smette. Lui ha i capelli in fuga, lei occhi che non nascondono un peso. Il cemento attorno sono pareti che chiudono e finestre che osservano. I passanti sono occhi che non indugiano e sguardi che avvizziscono. Gianni e Marisa non lo sanno, ma il futuro li attende verniciato di grigio indifferenza.

– Tu non riesci ad accettarti
– Vorrei avere qualcosa da raccontare
– Ce l'hai
– Ho parole, ma nessun senso
– continuerai?
– Ho deciso di smettere
– Non voglio
– Accettalo, come ho fatto io
– Sei troppo precipitoso
– Non posso accettare la sconfitta che germoglia dentro
– Non hai sconfitte dentro
– Sono una farsa spacciata su parole luccicanti, ma senza senso

Marisa è un silenzio allungato. Gianni uno sguardo che finge di andare oltre. Il cane lo guarda e poi annusa; alza il muso e si volta, trotterellando verso il poi. Lui raccoglie "La nausea" e apre le pagine sul passaggio preferito. Lei si chiude tra una domanda non posta e un senso di disperazione che travolge. Lui ripassa frasi conosciute. Lei ricalca lacrime di un nuovo sapore.
Un'auto si ferma poco lontano. Facce senza volto si scambiano con facce senza volto. Mani stringono mani. Il vociare sono parole già usate in cerca di risposte già date. E poi carrelli e spesa e bambini e la sensazione del già vissuto.
Gianni e Marisa sono un cenno distratto. Smettono di essere panchina e diventano un niente tra la folla che borbotta.
Il cane annusa dall'albero le tracce lasciate da un gatto e alza la zampa.
La speranza guarda oltre, in cerca di un domani da definire.
Ordito da: Comparsa alle ore 11:13 | Permalink | commenti (18)
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sabato, 17 febbraio 2007
Tempo

È un pomeriggio da buttare, mentre calpesto speranze e ritiro delusioni. Io e Gianna abbiamo litigato e gettato rabbia e scagliato invettive. Ho contato ferite e raccolto sangue.
– Tu non sei uno scrittore! – ha gridato. Non ho saputo replicare. Le mie sono parole distribuite a casaccio, e sentimenti grattati su pagine bianche, lasciate ammuffire tra pile di libri mai letti. Non sono uno scrittore, ma un esorcista del me. E le pagine si gonfiano di un me che non sarò mai.
Gianna è fuggita, per dove, non posso saperlo. È sparita così, all'improvviso. come quando giunse, in quel freddo giorno dei primi di un marzo qualsiasi. È andata a costruirsi un destino diverso dal mio, da quello che abbiamo sempre chiamato – Il nostro futuro –.

– E se smettessi di amarti?
– Non ne soffrirei
– Sicuro?
– Sì
– Perché?
– Perché non posso amare
– Neanche me?
– Con te è diverso
– In cosa?
– Non so, ma è diverso
– Tu non mi ami
– Senza di te sarei dolore
– Tu respiri indifferenza e scagli cinismo
– Io soffro, senza conoscerne i motivi
– Credo che un giorno smetterò di amarti
– Vorrei non conoscere quel giorno

Il ragazzo ha lo sguardo duro e i lineamenti dell'est. Sputa in terra e si gratta l'uccello. Ha un fare sfrontato ed è armato di insolenza. Io lo osservo, lui mi osserva. Distoglie lo sguardo e mi osserva di nuovo. Lo fa per un paio di volte. Alza il braccio e mostra il dito. Sorrido di rimando alzando le spalle.
I bagni sono chiusi e la spiaggia è deserta. Il ragazzo è salito in auto ed è partito in uno stridore di gomme. Il cielo ha l'azzurro scalfito della tramontana sferzante. Cammino tra le dune e accarezzo l'arma, tra il silenzio del mare e un ombreggiare di ginepri.
Tra poco sarà sera.
Tra poco sarà ora.
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