M & A
Maria grida un po' di rancore e stringe i dubbi accovacciata nell'angolo, il fuori è un ispido contorno che arringa e percuote. Ha il brivido che corre e la speranza spezzata. Maria ha voglia di amare, ma nessuno in ascolto.
Antonio fugge con la corsa dell'affanno. Ha una riva spelacchiata e lo spazio dimesso. Antonio non sa di non poter amare, ma ci prova. Le notti sono tetti che gocciolano e finestre che ululano. La mattina è un'insonnia non curata e fantasie dell'oblio. Antonio ha un incontro davanti e le sconfitte dietro, e sa come soffrire.
Maria ha il telefono percosso e l'auto in attesa. Divincola l'armadio e si avvolge di casualità. Non saprà scegliere, ma ci proverà. Cammina lesta sul pavimento che sa di acerbo sulla sua pelle. Antonio è attesa. Antonio è desiderio. Antonio è chiamata. Maria ha risposto monosillabi per desideri e cenni per speranze:
– Vuoi? –
– Vorrei –
– Sicura? –
– Non lo so –
– No? –
– No –
– Perché? –
– Ho paura del noi –
– Io e te? –
– Noi –
– Verrai? –
– Forse. Ho bisogno di amare –.
Maria esce avvolta in una scia di voglie che germoglieranno in primavera.
Antonio ha uno specchio. Quella faccia è la sua faccia. Ha un tavolo dentro sé: un tavolo, un cameriere, un caffè. Antonio è Maria per orizzonte, e tanto basta. Solletica le spalle e arriccia il tempo, scodinzola l'attesa ed esce di casa.
L'aria si fa tremore, il vento si attende tra due giovani in bilico. Forse sarà amore, forse no. Da qualche parte qualcuno getta i dadi, e il futuro si apre a un sentimento bucherellato che corre e leviga attese, saltella e corrode aspettative.
Il dado si fa numero.
La sorte prima indugia, poi sorride e procede oltre.
Maria grida un po' di rancore e stringe i dubbi accovacciata nell'angolo, il fuori è un ispido contorno che arringa e percuote. Ha il brivido che corre e la speranza spezzata. Maria ha voglia di amare, ma nessuno in ascolto.
Antonio fugge con la corsa dell'affanno. Ha una riva spelacchiata e lo spazio dimesso. Antonio non sa di non poter amare, ma ci prova. Le notti sono tetti che gocciolano e finestre che ululano. La mattina è un'insonnia non curata e fantasie dell'oblio. Antonio ha un incontro davanti e le sconfitte dietro, e sa come soffrire.
Maria ha il telefono percosso e l'auto in attesa. Divincola l'armadio e si avvolge di casualità. Non saprà scegliere, ma ci proverà. Cammina lesta sul pavimento che sa di acerbo sulla sua pelle. Antonio è attesa. Antonio è desiderio. Antonio è chiamata. Maria ha risposto monosillabi per desideri e cenni per speranze:
– Vuoi? –
– Vorrei –
– Sicura? –
– Non lo so –
– No? –
– No –
– Perché? –
– Ho paura del noi –
– Io e te? –
– Noi –
– Verrai? –
– Forse. Ho bisogno di amare –.
Maria esce avvolta in una scia di voglie che germoglieranno in primavera.
Antonio ha uno specchio. Quella faccia è la sua faccia. Ha un tavolo dentro sé: un tavolo, un cameriere, un caffè. Antonio è Maria per orizzonte, e tanto basta. Solletica le spalle e arriccia il tempo, scodinzola l'attesa ed esce di casa.
L'aria si fa tremore, il vento si attende tra due giovani in bilico. Forse sarà amore, forse no. Da qualche parte qualcuno getta i dadi, e il futuro si apre a un sentimento bucherellato che corre e leviga attese, saltella e corrode aspettative.
Il dado si fa numero.
La sorte prima indugia, poi sorride e procede oltre.

